31 Dicembre 2013, Ore 23:42.
Seduta a chiacchierare amabilmente con un’amica
sull’elegante divano della casa di campagna del nostro ospite. Intorno a noi
chi balla, chi gioca a poker e chi scambia due parole vicino ai tavoli del
buffet. È la notte di Capodanno e tra esattamente 18 minuti tutto questo verrà
interrotto da auguri, spumante, baci, lenticchie e cotechino. All’improvviso la
mia amica mi dice: “I propositi. Non abbiamo fatto i propositi per il nuovo
anno!”. I propositi. Giusto. Ed ecco perché io detesto il Capodanno. Non sono mai stata brava a fare progetti né a
prendere decisioni importanti e l’idea di farlo proprio alla vigilia di un
nuovo anno mi ha sempre resa nervosa. E triste. Soprattutto triste. Sì perché,
onestamente, per quanto mi riguarda si è sempre trattato più di una notte di
bilanci che di nuovi inizi da festeggiare e gennaio mi ha sempre messo molta
ansia.
Tuttavia, ecco anche questa volta sul piatto
della bilancia il mio anno: la fine di un Erasmus, il ritorno a Milano, mesi di
studio, l’inizio di un lavoro, la fine di un lavoro, l’ultimo esame
universitario, amicizie consolidate, la tesi, ansia, stress, ansia, ansia,
ansia, amiche ritrovate, panico, la laurea, feste feste feste, ricerca di un
lavoro (mi sono laureata, cavolo!), niente lavoro, crisi, depressione. Questo
il mio 2013 in breve. Di certo non una grande annata, no? Ad ogni modo, come
sempre, finito il bilancio, scatta il domandone: e quindi questo 2014? Quali
sono i progetti? Cavolo, i progetti. Perché io non so cosa voglio? Perché non
ho mai avuto le idee chiare sul mio futuro? Ho sempre invidiato chi, alla
domanda “Dove ti vedi tra 5 anni?” non entra nel panico inizando a balbettare
frasi sconnesse tipo “mah…tra cinque anni…non saprei…forse mi piacerebbe avere
un lavoro d’ufficio a Milano…ma anche viaggiare spesso in America…anzi, una
famiglia e una vita tranquilla”. Ma, ovviamente, io non rientro tra i fortunati
possessori di questa dote.
E così, il mio misero e triste progetto per il nuovo
anno si riduce a un vago “trovare un lavoro”. Già, ma che tipo di lavoro? E
dove pensi di cercarlo? Cosa ti piace fare? Ecco la classica spietatata valanga
di domande scomode. Beh, quello che mi piace è cucinare, ma non ho fatto una
scuola professionale. Amo leggere e ancora di più scrivere ma non ho mai
pubblicato nulla. Mi diverte raccontare, comunicare, ascoltare. Divoro libri di
cucina e frequento corsi su corsi. Mi piace provare nuove ricette, riprodurle,
modificarle. Adoro organizzare cene, feste, progettare menù, occuparmi della
scenografia, della presentazione e perfezionare l’arte del ricevere. Mi occupo
di ogni aspetto: dalla scelta dei cibi a quella dei segnaposto studiando ogni
dettaglio per non lasciare nulla al caso. Queste sono le mie passioni. Forse
non potrò farne un lavoro ma intanto perché non iniziare a condividere le mie
esperienze con tutte quelle persone che amano cucinare ricevere nonostante i
pressanti ritmi della vita quotidiana?
Ecco quindi il mio proposito per il
2014: iniziare un blog che racconti di me e delle mie passioni ma che,
soprattutto, possa ispirare chi ama provare qualcosa di nuovo e servire da
spunto per scambiarci idee e suggerimenti. Non ho la pretesa di insegnare
niente, desidero semplicemente condividere con chi avrà voglia di leggere
queste pagine trucchi che imparato, esperienze vissute, esperimenti riusciti (o
molto spesso falliti!), opinioni, aneddoti, suggerimenti -e chi più ne ha più
ne metta- con la speranza che possano esservi utili o che, quantomeno, riescano
a strapparvi un mezzo sorriso!
Decisamente un nuovo inizio!
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